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Sabato 10 Settembre - Gruppo ARTCOCK

sala cinema ore 21.30
presentazione video ARTCOCK
garden ore 23.00
mostra performance del Gruppo ARTCOCK
dal 10 settembre al 24 settembre
Un Nome che fa da stendardo ad una filosofia che ,prima di trasformarsi in estetica e quindi in arte, è l’essenza di uno stile di vita: quella di ARTCOCK è una presenza determinata da un costante interagire tra tecnica, ironia e ricerca storica.
ARTCOCK, nasce nel 2006, le quattro menti che oggi compongono questa squadra sono: Federico Maria Tribbioli, Niccolò Berretta, Filippo Silli, Maurizio Montesi, si occupano di fotografia e video. Nei primissimi lavori era predominante la fotografia, ma quasi nell’immediato è stato affiancato il video, che ad oggi è sempre presente, sia come supporto principale nella realizzazione di un video clip o di un cortometraggio, che per riprendere il work in progress e l’opera terminata. Agendo in questo modo ARTCOCK sta dando forma ad uno strepitoso archivio, che racconta passo per passo tutta la loro produzione e tutto quello che c’è dietro ad un lavoro articolato e complesso, dove convivono costruzione stilistica e autentica spontaneità. Questa formula contraddittoria sembrerebbe irraggiungibile, ma gli ARTCOCK, con i loro strumenti, le loro idee e lo spirito che li contraddistingue, creano un’armonia che vive proprio grazie ad una melodia stonata, che tende a sottolineare la coesistenza del passato nel presente e viceversa. Quindi la fotografia come tableaux vivant e il video con la sua doppia funzione di documentazione e opera d’arte. Le loro ricerche sui costumi e sulla storia prendono forma dalla tradizione artistica nazionale ed internazionale e dalle composizioni pittoriche di artisti celebri, vissuti in epoche remote, come il Caravaggio, per poter approdare ad una nuova identità, convalidata dagli elementi che riassumono tracce innegabili del nostro presente. Il lavoro che c’è dietro ad uno scatto è realmente complesso: ricostruire un’opera d’arte con persone vive, ma farlo come se fosse un quadro. Non si può restare indifferenti alla naturalezza statica che si rintraccia nella spinta formale di un gesto che, pur se fermo, non appare bloccato, rigido. Nella loro poetica è di fondamentale importanza l’elogio dell’Errore, trattato come vera e propria virtù, il lato più umano dell’essere umano. All’interno dei quadri l’Errore è spesso racchiuso negli elementi finti, un voler appositamente sbagliare nel riferimento, poiché non si tratta mai di una riproduzione, ma sempre di una rivisitazione in grande stile e con la presenza di strumenti ed iconografie urbane contemporanee. Le ricerche che ARTCOCK conduce quando si trova a dare forma ad una nuova produzione, nascono inesorabilmente dalla necessità di sottolineare uno stato d’animo, un modo di essere e di intervenire nel tessuto sociale, con una attenta riflessione sulle tradizioni e le culture che di volta in volta attraversano la loro espressione. Le immagini su poster sono stampate con plotter, viste le dimensioni, che si avvalgono di un minimo di tre metri per due. L’incontro con discipline e luoghi che spaziano dalla strada, al teatro, al museo, affiancando diversi linguaggi, conferma che è vero quello che gli ARTCOCK dicono, ossia che i loro interventi sono riconoscibili attraverso l’essenza che resta di tutto il lavoro che tante personalità diverse hanno costruito insieme; questo è ben rintracciabile anche nei video che riprendono il work in progress, costituendo il prezioso archivio che documenta ogni loro intervento.
ARTCOCK, nasce nel 2006, le quattro menti che oggi compongono questa squadra sono: Federico Maria Tribbioli, Niccolò Berretta, Filippo Silli, Maurizio Montesi, si occupano di fotografia e video. Nei primissimi lavori era predominante la fotografia, ma quasi nell’immediato è stato affiancato il video, che ad oggi è sempre presente, sia come supporto principale nella realizzazione di un video clip o di un cortometraggio, che per riprendere il work in progress e l’opera terminata. Agendo in questo modo ARTCOCK sta dando forma ad uno strepitoso archivio, che racconta passo per passo tutta la loro produzione e tutto quello che c’è dietro ad un lavoro articolato e complesso, dove convivono costruzione stilistica e autentica spontaneità. Questa formula contraddittoria sembrerebbe irraggiungibile, ma gli ARTCOCK, con i loro strumenti, le loro idee e lo spirito che li contraddistingue, creano un’armonia che vive proprio grazie ad una melodia stonata, che tende a sottolineare la coesistenza del passato nel presente e viceversa. Quindi la fotografia come tableaux vivant e il video con la sua doppia funzione di documentazione e opera d’arte. Le loro ricerche sui costumi e sulla storia prendono forma dalla tradizione artistica nazionale ed internazionale e dalle composizioni pittoriche di artisti celebri, vissuti in epoche remote, come il Caravaggio, per poter approdare ad una nuova identità, convalidata dagli elementi che riassumono tracce innegabili del nostro presente. Il lavoro che c’è dietro ad uno scatto è realmente complesso: ricostruire un’opera d’arte con persone vive, ma farlo come se fosse un quadro. Non si può restare indifferenti alla naturalezza statica che si rintraccia nella spinta formale di un gesto che, pur se fermo, non appare bloccato, rigido. Nella loro poetica è di fondamentale importanza l’elogio dell’Errore, trattato come vera e propria virtù, il lato più umano dell’essere umano. All’interno dei quadri l’Errore è spesso racchiuso negli elementi finti, un voler appositamente sbagliare nel riferimento, poiché non si tratta mai di una riproduzione, ma sempre di una rivisitazione in grande stile e con la presenza di strumenti ed iconografie urbane contemporanee. Le ricerche che ARTCOCK conduce quando si trova a dare forma ad una nuova produzione, nascono inesorabilmente dalla necessità di sottolineare uno stato d’animo, un modo di essere e di intervenire nel tessuto sociale, con una attenta riflessione sulle tradizioni e le culture che di volta in volta attraversano la loro espressione. Le immagini su poster sono stampate con plotter, viste le dimensioni, che si avvalgono di un minimo di tre metri per due. L’incontro con discipline e luoghi che spaziano dalla strada, al teatro, al museo, affiancando diversi linguaggi, conferma che è vero quello che gli ARTCOCK dicono, ossia che i loro interventi sono riconoscibili attraverso l’essenza che resta di tutto il lavoro che tante personalità diverse hanno costruito insieme; questo è ben rintracciabile anche nei video che riprendono il work in progress, costituendo il prezioso archivio che documenta ogni loro intervento.

