Lunedì 30 Aprile - SPOEK MATHAMBO - Pull My DayC

SPOEK MATHAMBO | South Africa
live concert

Ghezzy & Agent live

hosted by Pull My DayC

Ospiti della terza serata, saranno gli Spoek Mathambo, simbolo della nuova energia della generazione sudafricana post-apartheid. Secondo i media di mezzo mondo (Timeout London, New York Times e BBC Music tra tutti) è considerata la band più attesa del 2012, si esibiranno per la prima volta in Italia come ultimo show del loro tour mondiale. Un grande contributo sarà inoltre offerto da artisti italiani di ottimo spessore: Ghezzy e Agent.
Spoek Mathambo è un’esperienza.
Cioè ascoltarlo è qualcosa di deviante.
Sa di binari paralleli di un pianeta distante che, curva dopo curva, si avvicina repentinamente al contatto con il nostro senza mai lambirlo veramente, fuggendo poi a gambe levate tra tunnel e montagne impervie.
“Father Creeper” è il secondo album dell’artista sudafricano, il primo per la lungimirante Sub Pop che mette a segno un altro centro topico, ed è un lavoro entusiasmante.
11 tracce di Township Tech, neologismo da lui medesimo coniato ai tempi dell’opera prima “Mshini Wam”, che si appisolano sul diaframma senza mai smettere di essere ficcanti, in cui ogni tipo di input figlia direttamente dal Ghetto post Apartheid.
Dove il termine Ghetto racchiude in sé tutte le risorse non calcolate che, come pietre preziose appunto, intarsiano ogni spigolo del continente nero nel suo quotidiano: arte, musica e relazioni umane.
Spoek se la smazza bene, comunque, e sintetizza il suo personale approccio in una tela fitta di richiami schizoidi tra passato e futuro del Beat.
Che sia Afro, con tutta quello che di ancestrale ruota attorno al funk e al rock di Fela Kuti e Ebo Taylor, o Electro, partendo ad esempio dalle ritmiche sghembe dei conterranei Die Antwoord e compagnia bella, ma con un tasso di ricerca e raffinatezza assolutamente non paragonabile.
Nthato Mokgata (eggià questo è il vero nome di Spoek) riesce così a costruire con “Father Creeper”, dal suo quartier generale di Johannesbourg, un continuum spazio temporale tra le culture musicali dominanti dell’ultimo mezzo secolo.
Legandole a doppio filo con quella cantilena nasale che è un miscuglio fatale di rap old school e soul, e che in realtà è l’esatta istantanea della cifra espressiva che gli corrisponde: marchiata a fuoco tanto dall’incedere viziato della noia quanto dai crescendo devastanti.
Dunque l’unica cosa che davvero non riscontrerai in tutta la lunghezza di questo strano assemblaggio è l’odore stantio di banalità, o il pressappochismo del pour parler, insomma intendila un pò come meglio credi.
Aiutato infatti da un manipolo di bravi amici e artisti, si svincola con intelligenza da generi e mode, sfiorandoli però tutti quanti con una scafatezza che ha dell’incredibile.
Nel senso che Nthato prende il meglio da tutto senza mai sporcarsi le mani.
Dal rock chitarroso (“Let Them Talk”, “Dog To Bone”, “Stuck Together”), come dall’hip hop alieno (“Kites”, “Skorokoro”) e dal dubstep (“Venison Fingers”, “Father Creeper”, “We Can Work”), con esiti di coesione finali sorprendenti.
Potremmo definitre la sua musica come Post Dubstep Apocalittico, dato che anche le liriche non inneggiano certo al cazzeggio tout court.
Fatto sta che nel suo insieme bastardo “Father Creeper” vince e convince su tutta la linea, con l’accortezza di non lasciare in giro filtri e cartine mal tagliate.
It began in Africa?
Il costo contenuto dei biglietti d’ingresso rende l’iniziativa ancor più lodevole, espressione di un duplice obiettivo: creare un intrattenimento di qualità e renderlo, a tempo stesso, accessibile a tutti. Il desiderio di arricchire il panorama della cultura musicale del nostro paese con testimonianze non effimere è sempre uno strumento valido per formare e qualificare il pubblico attuale e potenziale.


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